La Fondazione
Mission, statuto, cariche sociali, sede
Fondazione n+1
Per lo studio dei sistemi sociali ETS
La Fondazione n+1 nasce dall'esigenza di raccogliere, catalogare, tramandare il materiale documentario che, raccolto a partire dai primi anni '70 del secolo scorso, formava un consistente archivio privato, la cui esistenza era conosciuta da un numero limitato di persone. Si trattava di un importante patrimonio storico prodotto in circa sessant'anni di esistenza della corrente "astensionista" del Partito Socialista Italiano a partire dal 1911. Questa corrente, la Sinistra Comunista "italiana", fondò nel gennaio del 1921 il Partito Comunista d'Italia, sezione della III Internazionale.
Lo scopo della Fondazione non è soltanto quello di conservare ma anche di riprodurre, elaborare e diffondere, specialmente in formato digitale, la documentazione presente nel proprio archivio. Questo lavoro è tanto più necessario in quanto il materiale rischia di andare perduto a causa di quella che per brevità si può definire la sconfitta storica di una corrente, cui è seguita la cancellazione sistematica della sua memoria (e in molti casi attraverso l'eliminazione fisica di chi la rappresentava).
La Sinistra Comunista "italiana" è esistita dal 1911 al 1970. Ha operato per quasi sessant'anni, in parte a livello internazionale. La documentazione prodotta è enorme, nonostante le perdite dovute a situazioni storiche o a distruzioni intenzionali. Occorre precisare che tale corrente non ha avuto niente a che fare, almeno dal 1926, con le correnti che oggi si definiscono "comuniste". Come è scritto nello statuto della Fondazione, l'importanza di quella corrente consiste nel fatto che fu l'unica a elaborare una teoria delle transizioni di fase che hanno contraddistinto, in tutta la storia dell'umanità, il passaggio da una forma economico-sociale alla successiva (dottrina dei modi di produzione).
Quelle che normalmente vengono definite "rivoluzioni sociali", attribuite al dispiegarsi di forze politiche contrastanti, sono in realtà fenomeni analizzabili con le metodologie dei fatti fisici, con modelli formali del tipo adoperato per trovare leggi nel mondo dinamico e complesso della natura. La "politica" è una sovrastruttura quasi ininfluente sul divenire della società attraverso grandi cambiamenti.
La struttura delle "rivoluzioni" è rappresentabile attraverso la notazione "n+1": ogni società "n" è il risultato dell'insieme delle società che l'hanno preceduta; "n+1" è quella che le succede; se si conosce "n", si conosce anche il successore di "n", cioè "n+1"; se non si conosce "n", non si può conoscere "n+1".
Questo modo di interpretare la dinamica storica, che era peculiare della corrente in questione, poco per volta ha trovato terreno fertile, senza che vi sia stato un collegamento con la corrente stessa, presso scienziati, filosofi, pubblicisti e studiosi di varie discipline.
La ricerca promossa dalla Fondazione riguarda i sistemi sociali in senso ampio: le dinamiche di cambiamento che hanno caratterizzato la storia dell'umanità dalla preistoria a oggi, i meccanismi di transizione da una forma di organizzazione sociale alla successiva, e le tendenze reali della società attuale — con particolare attenzione agli elementi che anticipano i cambiamenti futuri, compresi gli apporti della scienza e della tecnologia. L'interesse della Fondazione per la Sinistra Comunista "italiana" deriva proprio dal fatto che quella corrente fu l'unica a elaborare, con decenni di anticipo, una teoria delle transizioni storiche che trova oggi riscontro in ambiti molto distanti dalla politica: dalle scienze della complessità alla biologia evolutiva, dalla fisica dei sistemi dinamici alla teoria dei network.
La Fondazione n+1 nasce formalmente il 18 febbraio 2019, con la stipula dell'atto fondativo, e viene iscritta il 19 settembre dello stesso anno al Registro Regionale delle Persone Giuridiche della Regione Piemonte al numero 1.418. Il 22 febbraio 2024 ottiene la qualifica di Ente del Terzo Settore con l'iscrizione al RUNTS al numero 128865.
Pochi mesi dopo, il 19 giugno 2024, la Fondazione riceve in donazione l'intero immobile di via Francesco Rismondo 10 a Torino che da anni ospita l'archivio, la biblioteca e gli spazi di lavoro della Fondazione. Con questo atto, la sede diventa anche, formalmente, patrimonio della Fondazione stessa.
La Fondazione è governata da un Presidente, che la rappresenta, ne dirige le attività e presiede il Consiglio di Amministrazione, e dal Consiglio di Amministrazione, che ne approva il bilancio e i programmi. La Fondazione si avvale inoltre di un Comitato Scientifico, che valuta la coerenza dei materiali e delle ricerche con gli scopi statutari, e di un Organo di controllo, che vigila sul rispetto delle norme e dello statuto e sulla correttezza dell'amministrazione.
 
I bilanci della Fondazione sono depositati presso il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – RUNTS – e sono consultabili cercando l'ente per codice fiscale: 97843560018.
La nostra sede
La Fondazione ha sede in via Francesco Rismondo 10 a Torino, in un edificio donato dal promotore. Lo spazio ospita l'archivio storico, la biblioteca, le postazioni di lavoro e una sala riunioni attrezzata per seminari e incontri periodici.
Nello stesso edificio si trova Mondo 10, un'esperienza di co-housing e co-working integrale che coinvolge i membri della Fondazione. Si tratta di un ex albergo, già predisposto per una vita in comune diversa da quella del condominio: ognuno dispone di una camera con bagno, mentre tutto il resto – cucina, sala da pranzo, biblioteca, sala riunioni, spazi di lavoro, lavanderia, terrazzo, laboratorio – è in comune.
La scelta di vivere e lavorare nello stesso luogo non è accessoria. Lo Statuto della Fondazione prevede che, in armonia con il suo scopo, il gruppo di promotori e animatori sperimenti un insieme integrato di attività e coabitazione. Un ambiente pensato per favorire la continuità del lavoro nel tempo, dove spazi privati e comuni convivono secondo criteri di condivisione programmata.
L'edilizia abitativa tradizionale moltiplica spazi e oggetti privati – cucine, elettrodomestici, automobili – per ogni alloggio, e consente di vivere per decenni sotto lo stesso tetto senza che le esistenze si incrocino mai. Il co-housing rovescia questa impostazione: riduce la dissipazione di spazi e risorse e, soprattutto, mette in comune non solo gli spazi ma parte del tempo di vita. È la ricerca di un modo di vivere più umano rispetto a quello del condominio urbano, dove ogni spazio è privato, cioè estraneo e isolato rispetto a quello attiguo. È un tema che riguarda la società nel suo insieme.
Per un approfondimento si può leggere l'articolo La dimora dell'uomo, pubblicato sul numero 9 della rivista n+1, settembre 2002.
