Archivio
L'archivio storico, la biblioteca, la collezione Aldo Ratti
Archivio storico
L'archivio storico della Fondazione n+1 raccoglie la documentazione personale donata dal promotore, ricevuta in buona parte da vecchi militanti della Sinistra Comunista "italiana", molti dei quali avevano partecipato direttamente alla fondazione del Partito Comunista d'Italia nel 1921, oggi tutti scomparsi. Il nucleo originario del materiale ha cominciato a formarsi a partire dai primi anni '70 del secolo scorso, quando un gruppo di persone si dedicò al reperimento e alla sistemazione di documenti che rischiavano altrimenti di andare perduti, a causa della sconfitta storica di quella corrente e della sistematica cancellazione della sua memoria.
Nel corso dei decenni il patrimonio si è progressivamente ampliato attraverso l'acquisizione di materiale proveniente da fonti istituzionali e private: l'Archivio Centrale di Stato di Roma, l'Archivio di Pubblica Sicurezza di Roma, l'Archivio del PCI di Roma, il Fondo Ottorino Perrone di Bruxelles e il Fondo Giovanni Boero di Torino. Questa stratificazione di provenienze ha permesso di ricostruire un quadro documentario che copre quasi sessant'anni di attività della Sinistra Comunista "italiana", dal 1911 al 1970, comprendendo anche il periodo dell'esilio all'estero tra il 1926 e il 1945.
La digitalizzazione dell'archivio ha una storia che precede di oltre un decennio la generalizzazione di Internet. Già verso la metà degli anni '80 venne avviata una prima digitalizzazione dei documenti, organizzata per temi in vista della pubblicazione di una collana di libri. Prima dell'affermazione del web, gli stessi materiali venivano diffusi anche attraverso una rete BBS dedicata. Con l'arrivo di Internet, questo lavoro ha trovato nel web il mezzo più efficace per far conoscere documenti spesso oscurati dalla storiografia ufficiale.
In corso di ordinamento e schedatura, l'archivio storico della Fondazione ha una consistenza di circa 50.000 unità elementari - una ue = un articolo, una lettera, un libro, un nastro magnetico, ecc. - per uno sviluppo di oltre 10 metri lineari.
Il lavoro sull'archivio si lega strettamente all'attività di ricerca della Fondazione: dal materiale raccolto vengono periodicamente tratti articoli, approfondimenti e contributi.
L'archivio non è aperto al pubblico, ma i materiali conservati sono a disposizione di studiosi, ricercatori e di chiunque sia interessato. Per informazioni o per concordare una consultazione è possibile scrivere a info@fondazione-ennepiuuno.org.

La biblioteca
La Fondazione dispone di una biblioteca specialistica di circa 10.000 volumi, donata dal promotore insieme all'archivio. La raccolta è in parte direttamente orientata ai temi centrali della ricerca della Fondazione, e in parte suddivisa in argomenti più generali, con particolare attenzione a storia, economia, scienze e filosofia. È presente inoltre un'ampia sezione dedicata ad arte e letteratura.
Accanto alle opere dei classici del marxismo – tra cui l'intera raccolta delle opere di Marx ed Engels – e della Sinistra Comunista "italiana", la biblioteca raccoglie studi di storia del movimento operaio e di storia contemporanea, grandi opere e testi scientifici su temi che ricorrono nel lavoro della Fondazione, come le teorie della complessità e la teoria delle catastrofi.
La biblioteca non è un fondo chiuso ma uno strumento di lavoro quotidiano. È collocata negli spazi della sede della Fondazione, in un ambiente di lavoro condiviso che integra postazioni individuali, archivio storico e sala riunioni. Come l'archivio, anche la biblioteca è attualmente in corso di schedatura; la catalogazione dei volumi prosegue con continuità. È possibile consultare il catalogo, aggiornato ai volumi schedati finora.
In linea con quanto previsto dallo Statuto, la biblioteca è a disposizione di studiosi, ricercatori e di chiunque sia interessato. Per informazioni o per concordare una consultazione è possibile scrivere a info@fondazione-ennepiuuno.org.
La collezione Aldo Ratti
La Fondazione conserva ed espone nei propri locali la Collezione Aldo Ratti, composta da dipinti e disegni del pittore torinese. Le opere provengono in parte dal promotore della Fondazione e per la maggior parte da amici dell'artista, che in vita aveva seguito con simpatia il lavoro oggi portato avanti dalla Fondazione.
Aldo Ratti (Torino 1913 - Torino 1992) era conosciuto soprattutto a Torino. Per quanto non facesse parte di gruppi o scuole, non poté fare a meno di essere influenzato dall'ambiente, il quale, a sua volta, evocava inevitabilmente il "Gruppo dei Sei" (o "Sei di Torino") attivo intorno a Felice Casorati (L. Chessa, C. Levi, F. Menzio, E. Paulucci, J. Boswell e N. Galante). In alcune opere non è difficile scorgere anche una parentela con quest'ultimo e, se ci si spinge al passato remoto, addirittura con Cézanne e Gauguin. Più difficile fare un confronto con i maestri diretti (Merlo, Colombi) cui alcuni attribuiscono una certa influenza.
Più interessante, per noi, lo sviluppo di temi che aveva attinto da giovani interessati a narrare in senso pittorico l'avvento delle macchine moderne in quanto sistemi. In Aldo Ratti la macchina è tutto il quadro, non un utensile, per quanto complesso. Di qui l'impressione, errata, che illustrasse "fantascienza". Ora, se abbiniamo queste "macchine totali" dell'ultimo periodo al surrealismo, poniamo di un Roberto Matta, vedremo con facilità che c'è poco da discutere: dai quadri di Ratti emerge della sostanza che non tutti i pittori riescono a mettere su tela. Purtroppo non è possibile catalogare l'opera completa, dispersa in mille vendite minute per ragioni di sopravvivenza, perché Aldo Ratti non si affidò mai a un gallerista.
Nel 1977 è stata allestita una mostra personale antologica alla galleria Erika di Torino. È stata l'unica occasione in cui circa cinquanta opere sono state presentate organicamente in ordine cronologico rispettando i "periodi".
